Aggiudicazione ai tempi di Coronavirus

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tatianapopa pubblicato 2 settimane fa

Buona sera. Il 17.02. abbiamo aggiudicato un'appartamento. Essendo a Milano dal 20 in poi è iniziato il periodo di emergenza. La banca ci ha datto ok per il mutuo prima dell'asta. Ci siamo incontrati per aggiornare i dati dopo l'aggiudicazione, hanno rifatto la richiesta del.mutuo, ma ancora non è stata fatta la.perizia. Non lo so perché ni parte la perizia, in questa emergenza non voglio insistere con nessuno che faccia un sopralluogo . Perché non vale la perizia del tribunale.

Adesso arriva il grande blocco fino al.15 aprile. Come si fa? Il consiglio ricevuto da parte dell' avvocato della procedura e questo: Dal 20 marzo. Buongiorno,

a noi risulta che, anche in questa situazione di emergenza sanitaria, gli istituti di credito stiano regolarmente emettendo le delibere di fido.

Pertanto, ciò che Le consigliamo è di richiedere alla Banca di fissare un appuntamento con il perito di propria fiducia presso l’immobile, da concordarsi altresì con il custode giudiziario Cordiali saluti.

Siamo molto preoccupati di tutta la situazione. E se per il fatto di una crisi non ci danno il.mutuo?? Abbiamo qualcosa di attenuato per la nostra situazione??? Grazie se riuscirà a darci una risposta.

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kibux pubblicato 2 settimane fa

Buongiorno, in data 20.01 mi sono aggiudicatario un immobile a Padova, vorrei sapere se vista l’attuale emergenza sanitaria e le relative conseguenze, è possibile chiedere l’annullamento della procedura è la contestuale restituzione della cauzione già versata del 10%?

astalegale pubblicato 2 settimane fa

Rispondiamo a Tatianapopa osservando quanto segue.

Purtroppo l’Italia sta attraversando un momento storico di assoluta gravità, che incide anche sull’ordinario svolgimento dell’attività giurisdizionale.

Il decreto legge 8 marzo 2020, n. 11 pubblicato in pari data sulla sulla G.U. n. 60 aveva previsto, all’art. 1 comma primo, che “A decorrere dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto [e dunque dal 9 marzo] e sino al 22 marzo 2020 le udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari, con le eccezioni indicate all’articolo 2, comma 2, lettera g), sono rinviate d’ufficio a data successiva al 22 marzo 2020”, aggiungendo al successivo comma 2 che fino al 22 marzo 2020 “sono sospesi i termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti indicati al comma 1, ferme le eccezioni richiamate”.

A 9 giorni di distanza, l’acuirsi dell’emergenza sanitaria ha determinato l’emanazione del d.l. 17 marzo 2020, n. 18, recante “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19” (pubblicato sulla G.U. Serie Generale n. 70 del 17 marzo 2020), che con l’art. 83 ha (sostanzialmente) prorogato al 15 aprile 2020 il rinvio d'ufficio delle udienze civili e penali, nonché la sospensione dei termini processuali (commi primo e secondo) prima fissata al 22 marzo dal d.l n. 11/2020 citato, disponendo che i capi degli uffici potranno adottare disposizioni che prevedano, tra l’altro, il rinvio delle udienze a data successiva al 30 giugno 2020.

Pertanto, i termini processuali sono ad oggi sospesi dal 9 marzo al 15 aprile, e dunque per 38 giorni.

A nostro giudizio per effetto di queste disposizioni i termini processuali soggiacciono ad un regime di sospensione non dissimile a quello determinato dalla l. 7 ottobre 1969, 742 che i termini processuali sospende durante il periodo feriale.

Depone in questa direzione sia il dato letterale della norma che la sua ratio, meglio esplicitata nella relazione illustrativa, laddove si afferma che essa ha lo scopo di determinare la “sospensione di tutti i termini per il compimento di qualsiasi attività processuale, ivi inclusi gli atti di impugnazione”.

Ciò chiarito occorre a questo punto verificare se anche il termine per il versamento del saldo prezzo debba essere ricompreso nel perimetro di applicazione di questa disciplina, e dunque sospeso. La domanda è, evidentemente, il precipitato di una questione interpretativa che sta a monte, e che attiene alla natura processuale o sostanziale del termine previsto per il versamento del saldo.

Sul tema entrambe le soluzioni prospettabili (e cioè quella che riconosce la sospensione e quella che all’opposto la esclude) sono suffragate da fondati argomenti.

A sostegno della tesi negativa milita la considerazione che i termini processuali sarebbero quelli fissati per le parti del processo, e tali non sono, secondo la giurisprudenza gli offerenti (Cass. civ., s.u., 11 aprile 2012, n. 5701); ergo, la disciplina della sospensione dei termini processuali ad essi non dovrebbe applicarsi.

In senso favorevole all’estensione dell’istituto in parola al termine per il versamento del saldo interviene invece l’osservazione secondo la quale detto termine ha natura processuale perché si colloca all’interno del processo esecutivo con riferimento ad un adempimento dal quale deriva il successivo svolgersi della procedura in una direzione piuttosto che in un’altra. Detto altrimenti, si tratterebbe di uno dei termini entro il quale deve essere compiuta un’attività tipica del processo esecutivo per espropriazione forzata il che giustifica la sottoposizione dello stesso alle regole dettate dalla legge 742/1969.

La giurisprudenza di legittimità ha fatto proprie queste ultime considerazioni, osservando che “Il termine per il versamento del prezzo da parte dell’aggiudicatario non ha funzione sostanziale (o essenzialmente tale), atteso che lo stesso si inserisce nel procedimento esecutivo, ma non lo conclude, per costituire il versamento del prezzo adempimento prodromico al trasferimento del bene, da cui la natura processuale del termine di cui si tratta, in quanto inteso a scandire il compimento di atti aventi natura processuale, diretti a concludere la fase del processo esecutivo” (Cass. civ., sez. I, 13 luglio 2012, n. 12004. Cass. civ., sez. III, 19 gennaio 1987, n. 420 si era invece occupata del caso, simile, relativo al termine per il deposito dell’offerta in aumento ex art. 584 c.p.c., pronunciandosi anche in tale occasione per l’applicabilità della disciplina della sospensione feriale dei termini).

Peralto, Cass. civ., 2 aprile 2014, n. 7708 pur ribadendo che “colui che presenta offerte nella vendita forzata non è una delle parti del processo esecutivo, se non dal momento in cui si manifesti un contrasto – ancorché non formalizzato in opposizione agli atti esecutivi – in cui egli sia coinvolto e per il quale sia richiesto l'intervento regolatore del giudice dell'esecuzione”, ha riconosciuto all’aggiudicatario la qualifica di parte processuale.

Se dunque il termine per il versamento del saldo prezzo sconta, secondo la giurisprudenza appena citata, la soggiacenza al regime della sospensione durante il periodo feriale, non v’è ragione di ritenere che ad esso non si applichi il periodo di sospensione introdotto, da ultimo, dall’art. 83, comma secondo, d.l. 17 marzo 2020, n. 18.

astalegale pubblicato 2 settimane fa

Rispondiamo adesso a kibux osservando che l’emergenza sanitaria in atto non ha prodotto norme che consentono all’aggiudicatario di recedere dall’aggiudicazione, per cui il prezzo andrà versato, nel termine indicato, prorogato di 38 giorni come abbiamo spiegato nella risposta precedente.

Aggiungiamo tuttavia che l’art. 91 del Dl 18/2020 aggiunge all’art. 3 d.l. 6/2020 il comma 6-bis secondo il quale il rispetto delle misure prescritte dalla normativa emergenziale è valutato ai fini della non imputabilità di eventuali inadempimenti ai sensi degli artt. 1218 e 1223 c.c., ma si discute se questa norma valga anche per l’aggiudicatario. Essa, comunque, non legittima sic et sempliciter il recesso.

doro10 pubblicato 2 giorni fa

Salve asta legale,

 

sono aggiudicatario di un unico lotto (laboratorio C3+posto auto C6), il termine del pagamento del quale e' di 16 aprile 2020. Secondo il curatore il termine del saldo prezzo non e' un termine processuale dunque non e' soggetto alla sospensione. Mentre su questo forum ho letto il vs. parere sulla proroga di 38 giorni. Quale la soluzione giusta  e che rimedi ho per godere la sospensione?

Inoltre non e' ancora chiaro il regime fiscale cui soggiace il trasferimento. Ho partecipato all’asta come titolare di una ditta individuale con partita IVA.

L’immobile aggiudicato proviene da un fallimento di una societa’, l’immobile e’ un bene strumentale di tale impresa dove ha svolto la sua attivita d’impresa e non risulta che abbia fatto dei lavori di ristrutturazione negli ultimi 5 anni. Secondo la valutazione del mio commercialista per quanto riguarda i fabbricati strumentali infatti, il regime naturale della loro cessione è quello dell’esenzione Iva ai sensi dell’art. 10, comma 1, n. 8-ter, D.P.R. 633/1972Pero' il curatore mi ha comunicato che i beni sono imponibili ad IVA con l'aliquota del 22%.  In questo caso se il cedente vuole avvalersi di tale opzione non determina obbligatoriamente apllicazione del reverse charge?

L'ultima domanda per quanto rigurda il liquidamento fallimentare sono dovute le spese condominiali per l'ultimo biennio da parte dell'agguidicatario? Se ritenete di si con chi insolido sarei obbliagato a liquidarle?

Grazie mille, aprezzero' molto la vostra celere risposta.

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